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La Questione Romana e i Patti Lateranensi

Storia Città Vaticano

La presa di Roma del 1870, con la celebre breccia di Porta Pia, decretò la fine dello Stato Pontificio e del potere temporali del Papa. Inevitabile fu la tensione con lo Stato Italiano, per nulla mitigata dalla Legge delle Guarentigie del maggio 1871 rifiutata da papa Pio IX e dai suoi successori. La legge del neonato Stato Italiano che garantiva al Papa la completa indipendenza religiosa, il diritto di avere una propria guardia e la diplomazia, oltre a denaro e beni immobili venne, infatti, considerata dai Papi come un'imposizione di fronte alla quale non piegarsi.

La disputa, la cosiddetta Questione Romana, contrappose così lo Stato Italiano ed il Papato per quasi sessant'anni, trovando una soluzione soltanto in età fascista con i Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929, firmati da Mussolini e da Papa Pio XI tramite il cardinale Gasparri.

Il Trattato Lateranense decretò, pertanto, la nascita ufficiale dello Stato della Città del Vaticano, il territorio di 0,44 chilometri quadrati sul quale il Papa regna in completa sovranità ed indipendenza, pienamente riconosciute dallo Stato Italiano. I rapporti tra i due Stati vennero poi definiti nel Concordato dei Patti Lateranensi, i quali comprendevano anche la Convenzione Finanziaria volta a garantire un rimborso alla Chiesa per gli espropri subiti durante l'unificazione italiana.

Dopo la seconda guerra mondiale la Costituzione dell'Italia Repubblicana incorporò i Patti Lateranensi (all'articolo 7) i quali vennero poi modificati con il nuovo Concordato del febbraio 1984 che, tra gli altri aspetti, prevedeva una riduzione dei privilegi assicurati al neonato Stato Vaticano nel 1929.

 

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